IL CROCIFISSO venerato in santa Rita
«CORPUS DOMINI», con questa espressione latina che significa “Il Corpo del Signore”, si indica la festa eucaristica celebrata attualmente dopo la domenica successiva a quella della Santissima Trinità. L’origine di questa festa, nata in Occidente, è legata alla devozione all’ostia santa, anche in risposta agli errori del teologo francese del sec. XI, Berengario di Tours, che negava la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, affermando solo la presenza spirituale. La festa fu estesa a tutta la Chiesa da Urbano IV (1264).
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08 Lunedì - Il mio aiuto viene dal Signore: egli ha fatto cielo e terra. Le beatitudini rivelano una felicità possibile per chi accetta di essere povero, mite, puro, afflitto, perché già cittadino del Regno. S. Medardo; S. Fortunato; B. Nicola (Giovanni) Medda da Gesturi. 1Re 17,1-6; Sal 120; Mt 5,1-12a. «PANE VIVO, DISCESO DAL CIELO»

La manna donata a Israele nel deserto (I Lettura) non fu soltanto un cibo, ma anche segno e profezia. Se qui Israele apprese la sua dipendenza totale dalla Parola che esce dalla bocca di Dio, nel tempo della pienezza il popolo si sarebbe nutrito proprio di quella Parola, ora fattasi carne in Gesù Cristo. Un salto qualitativo che troviamo bene espresso dalle parole di Paolo: «Il pane che noi spezziamo non è più simbolo, ma comunione al corpo di Cristo» (II Lettura). L'unico pane, condiviso da molti, crea l'unità del corpo ecclesiale. L'Eucaristia è realtà sacramentale, non semplice ricordo. Gesù ci rivela questa verità inaudita con linguaggio crudo e senza metafore, al punto da scandalizzare chi lo ascolta: «Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Vangelo). Gesù non offre qualcosa, ma sé stesso. L'Eucaristia, infatti, attualizza il sacrificio del Calvario, perché a farsi realmente presenti sotto le specie del pane e del vino sono la sua Carne offerta e il suo Sangue versato per la nostra salvezza. La vita eterna non è un premio futuro, ma inizia ora. Ogni volta che ci nutriamo di questo Pane il cielo tocca la nostra terra.settimana 8-13 giugno 2026
09 Martedì - Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto. Il cristiano è il sale che dà sapore alla vita, ne mostra il senso e la illumina con la luce di Cristo. S. Efrem (mf); B. Anna Maria Taigi; B. Luigi Boccardo. 1Re 17,7-16; Sal 4; Mt 5,13-16.
10 Mercoledì - Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio. La Legge antica trova il suo compimento in Gesù: solo lui ne rivela il significato più profondo. S. Censurio; S. Landerico; B. Enrico da Bolzano. 1Re 18,20-39; Sal 15; Mt 5,17-19.
11 Giovedì * San Barnaba apostolo. Annunzierò ai fratelli la salvezza del Signore. I discepoli devono superare il legalismo dei farisei, per vivere nella Legge dell'amore che porta al perdono. S. Paola Frassinetti. At 11,21b-26; 13,1-3; Sal 97; Mt 5,20-26.
12 Venerdì *** SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ. L'amore del Signore è per sempre. Il cuore di Gesù è il luogo del nostro riposo: è lì che egli ci invita ad andare per tenerci sempre con sé. S. Onofrio; S. Gaspare Bertoni. Dt 7,6-11; Sal 102; 1Gv 4,7-16; Mt 11,25-30.
13 Sabato * Cuore Immacolato della B.V. Maria. Tu sei, Signore, mia parte di eredità. Alla Madre che lo cercava angosciata, Gesù si rivela come Figlio di Dio e lei custodisce nel cuore le sue parole. S. Antonio di Padova. 1Re 19,19-21; Sal 15; Lc 2,41-51.
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Barnaba significa “figlio della consolazione”, un uomo dunque capace di confortare i fratelli: già in tale appellativo è detto il tratto fondamentale della personalità di questo cristiano della prima ora, di nome Giuseppe, di cui ci parlano gli Atti degli Apostoli e lo stesso Paolo, un uomo che, per il ruolo importante che svolse nella diffusione del Vangelo, ha meritato il titolo di “apostolo”. Nativo di Cipro, levita, entrando nella comunità cristiana, mostrò subito di comprendere le esigenze radicali di chi si pone alla sequela di Cristo; si spogliò infatti di tutti i suoi beni e li mise a disposizione degli apostoli. Nell’elogio che troviamo nel libro degli Atti (11,24) si parla di lui come di “un uomo virtuoso, pieno di Spirito Santo e di fede”. E appunto alla luce dello Spirito comprese che i pagani potevano entrare nella Chiesa all’unica condizione che credessero in Gesù Cristo. Insieme a Paolo, che lui stesso presentò agli apostoli, si dedicò per oltre un anno all’evangelizzazione di Antiochia, dove i seguaci di Cristo furono detti per la prima volta cristiani. Con Paolo affrontò le fatiche e i rischi del primo viaggio missionario; poi, per dissensi intercorsi con l’apostolo delle genti, si separò da lui e fece ritorno a Cipro, con suo cugino Giovanni Marco, il futuro evangelista. Dopo aver predicato il Vangelo a Roma e a Milano, secondo la tradizione, si recò a Salamina, dove morì martire intorno all’anno 63.
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Nato a Lisbona intorno al 1195, entrò dapprima tra i Canonici Regolari di sant’Agostino, dove compì gli studi teologici e nel 1220 fu ordinato sacerdote. Nel desiderio di una vita più vicina al Vangelo entrò poi nel Convento francescano di S. Antonio a Coimbra, da dove si imbarcò missionario per il Marocco. Ma a motivo di una grave malattia dovette ben presto ritornare in patria.
Partecipò al “Capitolo delle stuoie”, dove potè incontrare san Francesco. Inviato nella provincia francescana della Romagna, dopo un primo tempo trascorso nella preghiera e nel nascondimento, iniziò la sua intensa opera di predicazione, cui attese con grande frutto fino alla morte, convertendo molti, pacificando le fazioni avverse e combattendo l’eresia. San Francesco lo chiamò “suo vescovo”, per quell’amore alle Scritture che lo rese così abile nell’annunciare il Vangelo. E del Vangelo visse e predicò le esigenze radicali, impegnandosi a favore dei più poveri, nella predicazione contro l’usura e contro la prigione che allora veniva riservata ai debitori.
Per questo godette di una grande popolarità tra la povera gente. Oggi ancora è un santo molto amato; la sua celebre Basilica di Padova è meta incessante di pellegrini che invocano la sua intercessione. Antonio fu il primo nell’Ordine francescano a esercitare, con il permesso di san Francesco, il magistero teologico presso i suoi confratelli, che lo onorarono con il titolo di dottore, riconosciuto poi ufficialmente da Pio XII nel 1946, con l’appellativo di “doctor evangelicus”.
Morì a soli 36 anni e già l’anno seguente fu canonizzato dal papa Gregorio IX, che lo aveva chiamato “Arca del Testamento” per il suo metodo di esegesi, oltre che per la sua vita, francescanamente fedele al Vangelo sine glossa.
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