IL CROCIFISSO venerato in santa Rita
21 Lunedì ** S. MATTEO, apostolo ed evangelista. Per tutta la terra si diffonde il loro annuncio. Dio non cerca i perfetti, ma chi ha bisogno di essere guarito. S. Maura. Ef 4,1-7.11-13; Sal 18; Mt 9,9-13. SETTIMANA LITURGICA CALENDARIO MENSILE ↓ ↓ ↓IL SALARIO SARÀ IMMENSO!

Perché dare il medesimo salario a chi ha lavorato l'intera giornata e a chi ha lavorato solo un'ora? Questa la nostra reazione spontanea alla parabola del Vangelo. Ma, a dire il vero, perché non farlo? Perché essere invidiosi? Perché Dio sarebbe costretto ad agire secondo i nostri criteri? In realtà, sapere che i disegni e i modi di fare di Dio non sono simili ai nostri è un lietissimo annuncio: vi è una speranza sulla terra e per l'eternità che va ben oltre i nostri meriti! La tenerezza di Dio si espande su tutte le creature e la sua misura è di non avere misura, per riprendere le parole di san Bernardo. Ne era convinto l'apostolo Paolo. Per lui, vivere, vivere pienamente non è cavarsela e costruirsi un futuro con le proprie forze: per lui vivere è Cristo! Bisogna acconsentire a un disegno divino che non nega ma sovrasta il nostro pensiero. La vita vera è vivere di Gesù, con Gesù e per Gesù. In qualunque ora della nostra vita ci troviamo, il Padre ci chiama a vivere di Gesù lavorando con impegno alla vigna dell'amore reciproco. Il salario sarà immenso. Sempre sproporzionato rispetto al nostro lavoro!Settimana 21-26 settembre 2026
22 Martedì - Guidami, Signore, sul sentiero dei tuoi comandi. Camminare nella volontà del Padre e sentire Dio nella vita ci rende veri parenti di Gesù. S. Emerita; S. Maurizio; S. Silvano. Pr 21,1-6.10-13; Sal 118; Lc 8,19-21. ore 8.00 Santa Messa nella memoria mensile di Santa Rita
23 Mercoledì * S. Pio da Pietrelcina. Lampada per i miei passi, Signore, è la tua parola. Gesù ci invita ad andare nel mondo senza zavorre, testimoniando il Regno che viene. Ss. Zaccaria ed Elisabetta; S. Lino. Pr 30,5-9; Sal 118; Lc 9,1-6.
24 Giovedì * Beata Vergine Maria della Mercede. Signore, tu sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione. La domanda di Erode, «Chi è dunque costui?», è decisiva per ogni discepolo. E per me chi è Gesù? S. Rustico; S. Pacifico. Qo 1,2-11; Sal 89; Lc 9,7-9.
25 Venerdì - Benedetto il Signore, mia roccia. Il vero ascolto nasce dalla preghiera che diventa annuncio e conoscenza della volontà del Padre. S. Sergio di Radonez; B. Marco Criado. Qo 3,1-11; Sal 143; Lc 9,18-22. ore 8.00 Santa Messa nella memoria mensile di Gesù Bambino di Praga.
26 Sabato * Santi Cosma e Damiano. Signore, tu sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione. Annunciando la sua passione, Gesù invita a una fede che non si ferma all'entusiasmo, ma accoglie anche ciò che è difficile da comprendere. S. Nilo. Qo 11,9 - 12,8; Sal 89; Lc 9,43b-45.
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Le notizie incerte che abbiamo non ci permettono di tratteggiare con precisione la figura di san Gennaro, vescovo di Benevento. Sappiamo però che fu decapitato, con altri compagni, per difendere la propria fede intorno al 305, durante la persecuzione di Diocleziano, probabilmente a Pozzuoli. Si racconta che durante il martirio, una nobildonna di nome Eusebia raccolse parte del sangue del vescovo Gennaro in due ampolle, custodendole con molta venerazione. In occasione della traslazione del corpo del santo da Pozzuoli alle catacombe di Napoli, fatta da un vescovo di quella città, Eusebia regalò al porporato le due ampolle contenenti il sangue raggrumato di san Gennaro.
Nel corso del tempo le reliquie ebbero vari trasferimenti: attualmente il capo e le ampolle del sangue del martire sono custodite nel duomo di Napoli. Da secoli, tutti gli anni, si verifica un evento singolare, prodigioso anche per la scienza, che finora non ha trovato una spiegazione: ed è la liquefazione del sangue. La testimonianza più antica di questo fenomeno la troviamo in uno scritto del 1389: ne seguiranno tante altre, e tutte concordi. La liquefazione avviene ogni anno il 19 settembre, anniversario del martirio, il primo sabato di maggio, giorno in cui si ricorda la prima traslazione da Pozzuoli a Napoli, e il 16 dicembre, anniversario della terribile eruzione del Vesuvio arrestata, secondo la fede dei napoletani, per intercessione di san Gennaro.
Oltre che a Napoli il miracolo si verifica quasi simultaneamente a Pozzuoli, sulla pietra che la tradizione ritiene sia stata usata per la decapitazione. Il culto di san Gennaro si diffuse rapidamente sia nelle Chiese d’Occidente che in quelle d’Oriente; i napoletani lo venerano come loro patrono principale. Del martirio di san Gennaro ce ne parla già il martirologio Geronimiano, la cui redazione primitiva si ascrive al secolo V, come pure gli antichi calendari di Cartagine (sec. VI) e di Napoli (sec. IX).

Matteo (“Dono di Dio”), detto anche Levi, esercitava a Cafarnao la professione di “pubblicano”, termine che designa colui che prendeva in appalto dal potere dominante l’esazione delle imposte. Era nel pieno del suo mestiere, odiato dalla gente, quando Gesù – proprio ai primi tempi della sua predicazione in Galilea – lo chiamò alla sua sequela.
Prontamente corrispose alla vocazione del Signore, che volle subito ospitare a casa sua, per un pranzo di addio agli amici, pubblicani e peccatori come lui. Suscitando lo sconcerto e quindi la critica dei farisei, offrì al Maestro l’occasione per una decisiva rivelazione. Infatti, durante quel festoso banchetto, il Salvatore proclamò solennemente la sua missione: “misericordia voglio, e non sacrificio. Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”. Annoverato tra i dodici apostoli di Gesù, seguì il Maestro durante le sue peregrinazioni. Nel giorno di Pentecoste ricevette con la prima comunità cristiana il Dono dello Spirito Santo e spese la vita nell’annuncio del vangelo.
La costante tradizione della Chiesa lo riconosce autore del Primo Vangelo, scritto originariamente in lingua aramaica, dopo l’evangelo secondo Marco, per la Comunità giudeo-cristiana. Scrivendo per i giudei di Palestina, ha come intento primario di mostrare che Gesù è il Messia, e realizza le profezie deposte nelle Scritture. La raffigurazione simbolica dell’Evangelista lo associa al simbolo del Libro (evangelo) e dell’Angelo in forma umana (cfr. Ez 1,10 e Ap 4,6) – unico simbolo umano tra i quattro che designano gli evangelisti – forse perché il suo scritto inizia con la genealogia di Gesù che mette in primo risalto l’umanità del Figlio di Dio. Di lui non si conservano altre notizie. Secondo la tradizione, predicò l’evangelo in Siria o in Etiopia. Dal X sec. è documentato che le sue reliquie sono custodite a Salerno.

Francesco Forgione nacque a Pietrelcina, nell’arcidiocesi di Benevento, il 25 maggio 1887. A sedici anni, il 22 gennaio 1903, entrò nel noviziato dei Frati Cappuccini di Morcone, ove prese il nome di fra’ Pio. Il 10 agosto 1910 ricevette l’ordinazione presbiterale, a Benevento. Agli inizi del suo ministero soffrì di un lungo periodo di malattia, che lo costrinse a restare in famiglia. Nel settembre 1916 fu trasferito a S. Giovanni Rotondo ove rimase fino alla morte. Qui visse la sua vocazione, acceso di amore per Dio e per il prossimo.
La speciale missione che caratterizzò tutta la sua vita di prete l’attuò soprattutto attraverso la preghiera del rosario e l’amministrazione del sacramento della penitenza: per oltre cinquant’anni instancabilmente accolse penitenti che accorrevano a frotte al suo confessionale. Ma nella celebrazione dell’eucaristia padre Pio trasmetteva con singolare intensità la sua fede, il suo affidamento al Signore. Particolarmente toccato dall’esperienza della sofferenza del prossimo, si impegnò nella fondazione della “Casa Sollievo della sofferenza”, inaugurata il 5 maggio 1956. Immerso nell’esperienza delle realtà della fede, era uomo della speranza e della fiducia totale in Dio.
Conobbe con intensità singolare il mistero della croce e ne portò il segno nella propria carne. Sperimentò per molti anni profonde sofferenze interiori, che visse con fortezza e umile prudenza. Per la singolarità del suo carattere e della sua figura, fu oggetto di particolari richiami da parte dell’Autorità Ecclesiastica, che ridusse drasticamente il campo della sua attività pastorale, consentendogli solo la celebrazione dell’Eucaristia. Accettò con serenità silenziosa, in spirito di obbedienza. Vastissima folla di gente veniva richiamata dalla sua straordinaria forza comunicativa, pur rude, e dalla sua capacità di spirituale intuito degli animi. La sua salute che non era mai stata florida, declinò rapidamente negli ultimi anni della sua vita terrena.
Morì il 23 settembre 1968. Grandissimo concorso di popolo segnò la sua sepoltura. Nel novembre 1982 fu introdotta la causa di beatificazione. Venne beatificato il 2 maggio 1999, canonizzato il 16 giugno 2002.

La festa odierna ebbe inizio nel medioevo su iniziativa di san Pietro Nolasco (1180 ca.-1256). Mercante, ebbe modo di osservare lo stato miserevole dei cristiani fatti prigionieri dai musulmani. Condotti nei Paesi arabi, erano costretti a vivere come schiavi. Decise allora di rinunciare ai suoi beni e con il ricavato liberò diversi prigionieri. Il suo esempio venne presto imitato da altri giovani che non solo misero a disposizione i loro beni, ma coraggiosamente giravano per le vie di Barcellona chiedendo l’elemosina per il riscatto dei cristiani. Rincuorato da una visione della Vergine, Pietro ebbe l’ispirazione di fondare un ordine per la «redenzione» degli schiavi. Con il sostegno del re Giacomo I d’ Aragona, il progetto divenne concreto nel 1218, quando Pietro si stabilì con i compagni presso l’ospedale di Santa Eulalia, che divenne la prima di numerose sedi in Spagna e nella Francia meridionale. Di qui l’ordine si diffuse poi in America Latina e più in generale nei Paesi di lingua spagnola. La liturgia della festa presenta Cristo come «redentore del mondo» che con il sacrificio della croce ha guadagnato agli uomini la vera libertà. Restando salda sotto la croce, come «generosa compagna della passione» di Gesù, Maria ha contribuito a liberare i cristiani dalla schiavitù del peccato. Dichiarata dal Figlio in croce madre dei suoi discepoli, con materna sollecitudine si china su quanti gemono nell’oppressione e nell’angoscia del peccato e intercede perché, liberati da ogni schiavitù del corpo e dell’anima, possano riacquistare la piena libertà. Per questo Maria è madre di misericordia, è patrona di quanti sono riscattati dalla schiavitù del corpo e dell’anima.
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